04 febbraio 2010
Metamorfosi
Devo aver combattuto uno scontro duro stanotte.
La mente è stanca, molto stanca. Percepisco la sensazione del cambiamento.
Sembra che nel cervello vengano spostati muri, regolata meglio l'esposizione delle finestre.
Ci vuol tempo per adattarsi alla nuova casa; si continua a pensare di essere nella vecchia.
Cerchi qualcosa, ma è stato spostato.
Cambiare e poi adattarsi al cambiamento.
Metamorfosi.
08 novembre 2009
11 ottobre 2009
Io ballerò
Cos'è allora questo strisciare nella nebbia delle mie cataratte, costretto a contare le ore, io che conoscevo gli istanti, ed era l'unico tempo che esisteva per me.
Lo scarto di una pupilla, le nocche sbiancate intorno a un bicchiere, uno sperone nel fianco del cavallo, l'ombra di un'ombra sul muro blu.
Ci ho vissuto eternità, dove gli altri vedevano attimi. Per loro era come lampo ciò che per me era una mappa, una stella dove io vedevo cieli.
Io pensavo dentro pieghe del tempo che per loro erano già ricordo.
Non c'è altro modo, mi avevano insegnato, per vedere la morte prima che arrivi.
Cos'è allora questo strisciare nella nebbia delle mie cataratte, costretto a spiare le carte degli altri, mendicando battute dalla mia sedia, sempre quella, in seconda fila, la sera a tirare sassi ai cani, in tasca soldi da vecchio che le puttane non vogliono, li prenderà un mariachi, quando verrà, che sia triste e lunga la tua canzone, ragazzo, dolce la tua chitarra e lenta la tua voce, io voglio ballare, questa notte, fino al tramonto di questa notte, io ballerò.
(City, Baricco)
26 settembre 2009
Il mio stato semidivino mi impone l'imperturbabilità
Ricostruire me stesso è stato il primo trucco che ho imparato.
Non ha ucciso Osterman, perchè avrebbe dovuto uccidere me?
Ho camminato sulla superficie del sole.
Ho osservato eventi, così impercettibili e veloci, che a stento si può dire che siano accaduti.
Ma tu Adrian sei solo un uomo.
L'uomo più intelligente del mondo per me rappresenta una minaccia pari alla termite più intelligente del mondo.
Che cos'è? Un'altra arma finale forse?
-Si, in effetti è così
-Dottor Manhattan e Ozymandias "The Watchmen"
16 settembre 2009
Ka, I
“Questo noi sappiamo: che se si vuole definire quasi tutto – anzi: tutto eccetto un punto, quel punto dovrà essere indefinito. Come in geometria, non si può fare a meno di un postulato. E un postulato non si giustifica. Il postulato si dichiara. Ora, vi è un dichiararsi che non attraversa la parola. Vi è un’evidenza paragonabile a ciò che avviene in noi mentre leggiamo una parola. Che cosa avviene? Qualcosa che certo non si confonde con quel segno nero sulla carta, e neppure con il suo significato, che troviamo nei dizionari- e dopo tutto non è che un altro segno nero. Eppure, qualcosa avviene, Ed è qualcosa di diverso ogni volta che rileggiamo quella parola. Come dare allora una definizione di qualcosa che muta ininterrottamente e oltre tutto non ha margini? Dove finisce, infatti, dentro di noi, quella parola “nero” che abbiamo letto? A che punto possiamo dire di aver cessato quella lettura, che si è compiuta in un attimo, si è infiltrata fra tutte le altre parole, fra tutte le altre mute onde che ci abitano. Forse non riusciremo mai più a districarla. E’ come se si fosse persa in terra straniera. Ma qual è questa terra di cui si parla come fosse ignota eppure chiusa in noi? Di fatto potrebbe essere anche fuori di noi, perché non vi metteremo mai piede. Possiamo chiamarla in molti modi – e tutti, ancora una volta, porteranno in sé una certa coloratura, quasi la volontà di conferirle un significato prima ancora di sapere se ha un significato. Il luogo dove si nascondono i significati potrebbe infatti essere insignificante. Ipotesi che impaurisce e imbarazza tutti, ma che dovremmo tenere cara, perché – laggiù dove le definizioni non sono operanti – tutto è massimamente incerto. Ed è anche salutare che come tale sia avvertito. Ma proviamo a osservare che cosa accade quando siamo costretti a riconoscere (e non a definire) l’esistenza di ciò. Quando accade? Quando ci svegliamo. Il risveglio: è l’unico fenomeno fisiologico che ha a che fare con ciò. Aggiungerò solo questo: provate a pensare a un secondo risveglio: a un risveglio che avvenga all’interno della veglia, che non si sommi alla veglia ma la moltiplichi, per un n che non sapremo mai precisare. Non so se così fu per voi. Ma per noi questo fu il pensiero. Questo è il pensiero.
(…)
Questo è il gesto decisivo: risvegliarsi. Qualcosa che aggiunge al pensiero una qualità: la coscienza. Essere consapevoli che si sta pensando: è l’entrata in brahman.”
(da “Ka” di Roberto Calasso)
30 agosto 2009
Quando il mio cuore, erroneamente, aveva scelto una certa strada
perchè quello è l'Altare.
Lì puoi incontrare il tuo Angelo Custode,
lì puoi incontrare il Nazareno.
Quello è il tabernacolo che ha scelto.
Io rispondevo che il mio dio non è come lo volevano loro.
Il mio dio è principio puro, astratto, concepibile solo con ingenti sforzi di aumento di coscienza. Un dio lontano si, ma un dio possibile.
Altri, più grintosi, mi dicevano di guardami attorno.
L'Unto si è fatto Uomo. Egli può essere cercato e trovato nel vicino più prossimo.
Nel bisognoso che ci sta accanto. Nello sguardo di un bambino appena venuto al mondo.
Io rispondevo che al mio dio non serviva farsi uomo. Non avrebbe avuto senso per lui.
Non doveva spiegare nulla a noi. Lui era fermo e noi dovevamo raggiungerlo. Era un dio esigente il mio.
Alcuni, materialisti, mi dissero che tutti gli altri avevano sbagliato. Egli era tra noi, era uno ed ognuno di noi.
Io rispondevo che anche questi si sbagliavano. Gli dissi che era uno solo, tornato dopo tanto tempo. Presso le acque camminava.
E finalmente, alla vista di quanto segue, mi diedero ragione.
Alleluja.
27 agosto 2009
Retro
Ritardi.
Scure oblique
scie di stelle
disegnano
sul mio cuscino
una galassia.
Azzurra.
Ritardi.
Cosmica avvisaglia
di una guerra
già persa,
mio destino.
Ritardi.
Ti cullano a miliardi,
ti promettono
realtà
che non vedrai.
E i cicli del mondo
si susseguono.
I cicli del mondo
si susseguono.